SEMINARIO 6 LUGLIO ore 14.30 aula 9V | Un’altra misura è possibile

Una altra misura è possibile.

Discussione sul corso di Economia del progetto 2016-17 

con i docenti dei corsi Luigi Buzzacchi, Marco Bosio, Marianna Nigra, Stefano Pisu, gli studenti e i coordinatori didattici Matteo Robiglio e Michele Bonino.

I tre corsi di economia del progetto della LM in ACC da poco conclusi sono stati gestiti con forme didattiche differenti.

L’incontro intende metterne a confronto gli esiti e ragionare sui modi con cui la misura economica può contribuire all’effettualità del progetto.

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Architettura degli effetti

Ciao a tutti, domani non ci sono. Provo a mettere giù quello che ho capito fino ad ora. Non pretende di essere un riassunto, ma semplicemente come ho capito fino a qui lo svolgimento di questo seminario. Serve soprattutto a me, ma una volta fatto tanto vale condividerlo. Un saluto a tutti!

Si tenta di fare una teoria dell’architettura che consideri gli effetti.

Gli effetti sono effetti misurabili.

Gli effetti misurabili passano attraverso documenti.

Consideriamo i documenti perché oggettivi e non soggettivi, e quindi non autoriali.

Gli effetti si misurano sincronicamente  e diacronicamente attraverso diagrammi.

Questi diagrammi implicano la scelta di alcuni parametri.

Questi parametri sono pur sempre documentali e sono fisici, sociali, economici.

La scelta di questi parametri è un tiro di dadi.

L’effetto ricercato è l’ampliamento del collettivo. Il secondo effetto ricercato è l’approvazione del progetto, che rende effettuale, agganciato alla società, l’ampliamento del collettivo.

La misura degli effetti si articola in un sistema complesso, non lineare.

C’è uno scarto tra misurabilità e prevedibilità (Guerra e Pace).

Il lavoro di misura degli effetti, cioè la diagrammazione degli attanti e dei parametri progettuali, porta a una maggior capacità predittiva.

I diagrammi si compongono di frecce, cioè evoluzioni.

Ogni freccia è una narrativa. Ma una narrativa basata su documenti e su tiri di dado.

La dimensione narrativa è l’intreccio indissolubile degli aspetti sociotecnici nella società.

 

 

 

Call for applications for Summer School

Inoltro la comunicazione del prof. Ognen Marina dell’università di Skopje in merito alla summer school che stanno organizzando per il prossimo luglio a Kriva Palanka (9-16 luglio)

Dear All,

please find attached the call for applications for students for the 25-th International Summer School of architecture to be held this summer in Monastery St. Joachim Osogovski in Macedonia. This year’s guest is architect and professor from TU Delft Michiel Riedijk and a partner at Neutelings Riedijk Architects from Netherlands.

Accepted participants should provide for their travel to Skopje and a small participation fee that covers accommodation, meals, transport and work for 7 days.
Please be so kind to share this opportunity with your students.
Thank you in advance.
Kind Regards,

Ognen Marina, PhD, architect

Associate Professor

Faculty of Architecture

University Ss. Cyril and Methodius

Skopje, Macedonia

Locandina della summer school:

Agent-Based Model

Oggi durante la lezione del dottorato, in seguito a una discussione legata al BIM, è emerso il nome di una famiglia di programmi in cui si creano “modelli basati su agenti (agent-based model)” attraverso cui simulare l’interazione fra singoli individui (o anche fra gruppi di questi) in base a parametri variabili e ovviamente modificabili.

Uno tra i software gratuiti messi a disposizione nel web è NetLogo: “a multi-agent programmable modeling environment”. (http://ccl.northwestern.edu/netlogo/). [Per altro è corredato da un ampissimo manuale (https://ccl.northwestern.edu/netlogo/requirements.html)%5D

Viene usato per simulare gli scenari più disparati: dalla possibile propagazione di un incendio alla crescita delle cellule tumorali all’interno di un organismo. In forza di ciò e in sede di teoria del progetto credo che possa essere utile dare un’occhiata.

 

Tufte: Envisioning information

Ciao a tutti,

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vi segnalo un autore che può interessare a qualcuno soprattutto perché il suo campo di ricerca è: come visualizzare le informazioni. I libri sono

https://www.edwardtufte.com/tufte/index

I suoi libri da qualche parte si trovano in pdf. Tra tutti vi consiglio Envisioning Information i cui capitoli sono:

Escaping Flatland
Micro/Macro Readings
Layering and Separation
Small Multiples
Color and Information
Narratives of space and time
Epilogue

Progetto urbano | Riqualificazione area ex ospedale psichiatrico Paolo Pini a Milano

La riqualificazione dell’area è opera di Olinda, una cooperativa no-profit, che “mira a fare città laddove la città è negata” attraverso processi partecipativi che tentano di trasformare un frammento abbandonato in opportunità per realizzare servizi per la collettività (quali un museo, un teatro, un ristorante ed un ostello).

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Gli interventi, iniziati nel 2000, sono spesso contenuti e limitati, nelle risorse quanto nell’estensione, e difficilmente stupiscono per il risultato formale.

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Riporto l’articolo di Massimo Bricocoli reperibile qui:

https://territoridellacondivisione.wordpress.com/2012/11/04/olinda-producing-urbanity-through-a-social-entreprise/

” Olinda, fare città attraverso l’impresa sociale

Costruire una piazza attraverso una intrapresa collettiva con profitto collettivo. Questa è una delle metafore che ben rappresentano la filosofia che orienta l’azione di Olinda, una cooperativa non profit che ha sede all’interno del recinto dell’ex ospedale psichiatrico di Milano e che in sedici anni di attività ha sviluppato un sistema di servizi trasformando alcuni padiglioni dell’ex manicomio. Un teatro che gode di fama crescente, un ristorante slow food ed un ostello sono gestiti impiegando per il 50% personale svantaggiato in progetti di economia ed inclusione sociale. Il grande parco alberato è sede di un festival che in estate rappresenta uno degli eventi di punta della città. Gli orti, che nel manicomio erano parte del ciclo di attività circolari e concluse che si svolgevano entro le mura e al servizio degli internati, sono oggi luogo dell’attività di un’associazione che coinvolge, nella coltivazione di aromi e di un numero crescente di orti comunitari, gli abitanti dei quartieri circostanti.

Olinda, riprendendo una delle città invisibili di Calvino, è città che cresce senza produrre periferia. La sfida qui è quella di produrre città collocandosi in una lontana periferia e di farlo attraverso una intrapresa collettiva che assume in modo radicale il senso dell’impresa sociale: favorire e supportare l’inclusione sociale e lavorativa attraverso un sistema delle opportunità nel quale applicare le proprie capacità e al contempo muoversi sul mercato delle imprese, per sua natura competitivo e tendenzialmente esclusivo.

Nel tempo i progetti avviati hanno configurato un sistema di servizi che coinvolgono insieme fruitori sociali (utenti) e un vasto pubblico di cittadini, non solo milanesi. Con l’obiettivo di mantenere un equilibrio produttivo tra collaborazione e competitività, di compensare i limiti dell’impresa (la sua natura esclusiva) e la rigidità del sociale (il suo eccesso burocratizzato), di coniugare pratiche di accoglienza competitive con pratiche di inclusione sociale. Il richiamo esplicito alla produzione di nuova urbanità e le forme spaziali della condivisione che Olinda promuove si giocano sulla complessità e sulle interdipendenze che si generano tra una varietà di soggetti e di usi e sull’eventualità che questo produca nuove forme di sociabilità. Una prospettiva auspicata, futuribile, sospesa, mai predeterminata e consegnata a pratiche combinano capacità di progetto e di improvvisazione.

Al centro dunque, non le relazioni con il locale e l’immediato contesto, ma la prospettiva di tessere reti lunghe, di produrre attrattività attraverso la qualità di un’offerta intende rivolgersi a (e che necessita di) un pubblico più vasto. I vari settori del sistema si supportano reciprocamente. Chi viene a mangiare va anche a teatro, chi va a teatro dorme anche in ostello, chi non sa dove andare trova da mangiare, da dormire e da fare. Sinergie che permettono di fare economie di scala, di creare forti legami di appartenenza, di dare forma a narrazioni positive che orientano e costruiscono una trama in cui si ridefiniscono traiettorie individuali, legami sociali e senso dei luoghi.”

Ulteriori informazioni sono reperibili dal sito di Olinda:

http://www.olinda.org/cittaolinda/paolo-pini